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Puzzle
Puzzle è una raccolta di riflessioni continuamente aggiornata e arricchita di nuovi documenti. E’ un insieme di frammenti di complessità che compongono un puzzle sempre mutante e cangiante che sta a ciascuno comporre
 
Ordine e disordine
Un funambolo può restare in equilibrio solo compiendo costantemente dei movimenti irregolari con la sua asta (lo stesso vale per i movimenti del tutto simili compiuti col manubrio della bicicletta).
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Modello newtoniano

 

E' un modello che si basa sui principi cartesiani, riduzionismo, causalità, matematizzazione. La logica newtoniana e poi cartesiana  assume il mondo della natura come invariante , ovvero come qualcosa che non cambia, qualcosa che oggi ha le stesse proprietà che nel passato e le avrà anche nel futuro ed in cui ogni variazione è soltanto locale (principio della stabilità ontologica o di evidenza), sicché è possibile farlo rientrare in schemi razionali (principio della stabilità logica). Come il moto dei pianeti, la realtà viene rappresentata come un insieme di enti isolati i cui rapporti sono governati da leggi causali, necessarie ed immutabili nel tempo (ogni fenomeno viene interpretato come effetto di una causa), che è possibile descrivere con linguaggi formali. Questa concezione viene definita modello meccanicista, e la metodologia usata metodologia riduzionista o analitica, o analitica o sistematica Il modello meccanicista considera il mondo materiale come una moltitudine di oggetti separati, riuniti in un insieme per formare l'immensa macchina cosmica. La metodologia riduzionista va alla ricerca di "elementi semplici" attraverso la scomposizione dei  sistemi nelle loro parti. In biologia, ad esempio, gli organismi vengono scomposti in apparati o  sistemi, questi in organi costituiti da tessuti a loro volta scomponibili in cellule analizzabili nei loro organuli ed elementi costitutivi fino alle biomolecole. In chimica una molecola è scomposta in atomi. La fisica scopone l’ atomo in particelle subatomiche. Questo metodo si è rivelato e si rivela ancora utile nell'identificare i componenti strutturali di un sistema. Il metodo riduzionista  ponendosi obiettivi limitati e definiti e lavorando su questi, ha permesso di sviluppare ed affinare gli schemi concettuali noti come "biologia classica", "chimica classica", "fisica classica", che adoperiamo per descrivere le componenti di un sistema. Gli eventi osservati sono stati ordinati nelle leggi generali che sono alla base del  funzionamento dei sistemi complessi. La specializzazione è un aspetto indispensabile del sapere contemporaneo. La maggior parte degli scienziati e dei pensatori oggi si dedicano a risolvere problemi complessi in ambiti di studio e ricerca sempre più ristretti e questa tendenza in atto da decenni ha portato a enormi risultati. Il modello meccanicista considera il mondo materiale come una moltitudine di oggetti separati, riuniti in un insieme per formare l'immensa macchina cosmica. La metodologia riduzionista va I fenomeni astronomici, l'alternanza delle stagioni, il moto dei pianeti, il riprodursi delle specie non appaiono contrari all'immutabilità della natura. Ciò deriva dalla reversibilità delle leggi newtoniane che non distinguono tra passato e futuro, ma vengono pensate come proprietà di una realtà assoluta per sé, cioè una proprietà della realtà in se stessa.
I sistemi complicati, come un Boeing 747, consistono di un enorme numero di diversi componenti elementari (nel caso circa 200.000). Il montaggio di questo Jumbo è chiaramente deterministico; c'è solo un modo di assemblare questi componenti per assicurare che il Jumbo sia capace di volare. Una vite usata nel montaggio rimane una vite sia si tratti di un modello per bambini, sia si tratti di un vero aviogetto. La struttura originata da quel montaggio determina la relazione tra i vari componenti e la matematica che ci sta sotto è spesso basata su funzioni lineari. Per sistemi come questo il tempo che scorre durante il loro uso e la loro esistenza è proprio un "rumore" e non rappresenta alcuna variabile privilegiata. In altre parole, da un sistema complicato non possiamo aspettarci un miglior adattamento ad un ambiente dinamico.

Ciò non vale per i sistemi complessi. Ogni sistema complesso è il risultato di un incapsulamento di una architettura a 4 dimensioni spaziali in un mondo a 3 dimensioni. Da questo imprigionamento di un oggetto in un mondo troppo semplice per comprenderlo nasce il dinamismo, l'instabilità e l'andamento apparentemente caotico di molti sistemi che percepiamo come complessi. L'esempio principale di ciò sono i sistemi biologici: in ognuno di essi il tempo è l'ombra della loro complessità spaziale nel nostro mondo. Di conseguenza, ogni sistema complesso può essere compreso calcolando la deformazione che le sue proprietà subiscono nel loro essere costrette a condividere uno spazio-tempo per loro troppo limitato. In un sistema complesso ciascun componente cambia, nel tempo, perdendo la sua identità al di fuori del sistema. Consideriamo la sequenza: bruco, bozzolo, farfalla, uovo e di nuovo bruco e così via. Se prese separatamente queste forme di vita potrebbero essere viste addirittura come animali diversi. La considerazione che tutte fanno parte di un sistema (in questo caso di sviluppo) permette di mantenere l'unità nonostante la perdita di identità.

Programmazione e futuro

Puzzle

La programmazione consiste nell’ “Enunciazione particolareggiata di ciò che si vuole fare, di una linea di condotta da seguire, degli obiettivi cui si mira e dei mezzi con i quali si ritiene di poterli raggiungere”.

Fino a poco tempo i tecnocrati potevano immaginare piani decennali; fino a ieri le nazioni o le grandi imprese programmavano il loro sviluppo a cinque anni.

Secondo E. Morin “l’inatteso ci sorprende”. Secondo il filosofo della complessità  

“ ci siamo installati con troppa grande sicurezza nelle nostre teorie e nelle nostre idee, e  queste non hanno alcuna di accoglienza per il nuovo. Il nuovo spunta continuamente. Non possiamo mai prevedere il modo in cui si presenterà, ma dobbiamo aspettarci la sua venuta, cioè attenderci l’inatteso. E una volta giunto l’inatteso, si dovrà essere capaci di rivedere le nostre teorie e idee più che far entrare con il forcipe il fatto nuovo nella teoria incapace di accogliere veramente il nuovo inatteso”.

Possiamo programmare il futuro dei nostri figli? Possiamo immaginare quale sarà la loro vita?  Pochi anni fa qualcuno poteva  prevedere gli sviluppi di internet. Chi poteva immaginare che internet  e l’impiego su vasta scala dei container avrebbero generato un mutamento radicale nelle relazioni e degli scambi tra paesi lontani e lontanissimi tra loro e con ciò la globalizzazione? Lo sviluppo di una città si risolve con la sua programmazione a tavolino?  Chi poteva immaginare che l’ospedale in cui lavoro avrebbe subito così radicali trasformazioni? Qualcuno aveva previsto che le applicazioni spaziali avrebbero cambiato la vita di centinaia di migliaia di cardiopatici grazie all’impiego dei microchip? Qualcuno aveva previsto la possibilità di de materializzare la documentazione sanitaria? Di rendere disponibile ogni tipo di immagine su centinaia di personal computer a cui lavorano medici di diversi ospedali o medici di base?

Di fronte alla complessità del mondo in cui viviamo e alle sue contraddizioni, la conoscenza non può essere esclusivamente specialistica e frammentaria. Purtroppo, nella tradizione occidentale ha sempre prevalso il Discorso sul metodo di Descartes, per il quale conoscere significa separare, in nome di un metodo analitico il cui risultato finale nasce dalla somma di tanti frammenti. Pascal , ricordando che non si può separare la parte dal tutto, il particolare dal globale, propone un andirivieni continuo tra i due poli, integrando la conoscenza di tipo analitico in una sintesi più vasta e che il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce, motivo per cui occorre utilizzare la razionalità, ma tenendone sempre presenti i limiti e cercando di non essere succubi della logica quantitativa dominante.

Idee chiave per una scienza della complessità

Edgar Morin

  1. Un metodo non è valido se non include la complessità. Abbiamo bisogno di un metodo che ci aiuti a pensare la complessità del reale, invece di dissolverla e di mutilare la realtà
  2. Questo metodo deve fornire i principi operativi per pensare autonomamente. Metodo significa infatti “via”, “cammino”.
  3. Non si tratta tanto di un programma (un insieme di ricette) ma di una strategia (cioè di una azione che si adatta a seconda della retroazione della realtà). Non vi sono delle risposte già pronte.
  4. Abbiamo bisogno di una nuova mentalità: il modo di vedere le cose è più importante del cambiamento delle idee. La nuova mentalità ci conduce a vivere nel pericolo, nel rischio, nel caso, e ci fa abbandonare la pseudo-sicurezza di un programma.
  5. La semplificazione è il male: dobbiamo pensare che il semplice e il complesso sono legati; c’è voluta una favolosa complessità di interazioni biologiche e sociali per arrivare a un semplice sorriso.
  6. La conoscenza illumina ed oscura nello stesso tempo. La nostra conoscenza progredisce nello stesso tempo della nostra ignoranza. D’ora in poi la conoscenza deve lavorare a fianco dell’ignoranza
  7. L’innato e l’acquisito si oppongono ma ugualmente si associano. Non siamo una cera molle: si sa come sorridere ma si apprende dai genitori un certo modo di sorridere.
  8. Noi possediamo dei geni che a loro volta ci possiedono.
  9. Vivere di morte, morire di vita. Vivere per vivere: accettare veramente la vita vuol dire accettare che  non abbia alcuna ragione esterna ad essa.

I sette saperi necessari all’educazione del futuro

Edgar Morin

  1. Studiare i processi della conoscenza;
  2. Conoscere i problemi da un punto di vista non solo particolare ma anche globale, da situare in uno contesto e in un insieme;
  3. Insegnare la condizione umana: la complessità della identità, unità e diversità umane;
  4. Insegnare la storia dell’era planetaria che è cominciata nel XVI secolo ed oggi ci porta a vivere un destino comune;
  5. Rivelare le incertezze, i dubbi, i problemi, gli errori nelle varie discipline e insegnare le strategie per affrontare le difficoltà;
  6. Insegnare la comprensione, la pace, la tolleranza: studiare l’incomprensione, il pregiudizio ecc.;
  7. Un’etica planetaria, in cui nella democrazia vi sia il controllo fra società e individuo e nello stesso tempo l’umanità si senta un’unità planetaria.

La scienza della complessità

Puzzle
Lo studio dei sistemi complessi riguarda l'emergere di proprietà collettive in sistemi con un gran numero di componenti in interazione tra loro. 
Questi elementi possono essere atomi o batteri in un contesto fisico o biologico, oppure persone, macchine o imprese in un contesto economico. 
La scienza della complessità cerca di scoprire i presupposti e il comportamento emergente dei sistemi complessi, elementi spesso invisibili agli approcci tradizionali, focalizzandosi sulla struttura delle interconnessioni e della architettura generale dei sistemi, piuttosto che sui loro singoli componenti. 
Si tratta di un cambio di orientamento nella forma mentis degli scienziati più che di una nuova branca scientifica. 
La scienza tradizionale si basa su un ragionamento riduzionistico per cui se sono noti tutti i fattori che concorrono a creare una situazione, è possibile prevederne il risultato e viceversa. 
È facile però rendersi conto che per una cellula o per le dinamiche socio-economiche si è di fronte

ad una nuova situazione in cui la conoscenza delle proprietà degli elementi individuali non è sufficiente per descrivere la struttura nel suo insieme. 
Possiamo rappresentare questa situazione come lo studio della "architettura" della materia e della natura. 
Essa dipende in qualche modo dalle proprietà dei "mattoni", ma possiede poi caratteristiche e leggi fondamentali che non possono essere ricollegate a quelle dei singoli elementi. A partire dai sistemi fisici più tradizionali, come quelli critici in cui competono ordine e disordine, questi comportamenti emergenti si possono identificare in molti altri sistemi, dall'ecologia e dai sistemi immunitari all'economia e dell'imprenditoria. La scienza della complessità si prefigge l'obiettivo di comprendere questi sistemi. 
Quali "regole" ne governano il comportamento? Come si adattano ai cambiamenti? 
Come apprendono in modo efficiente e come ottimizzano il loro stesso comportamento? 
Lo sviluppo della scienza della complessità non si riduce ad una singola innovazione tecnologica o teorica ma sottintende ad un nuovo approccio scientifico che ha enormi potenzialità per influenzare profondamente le attività scientifiche, sociali, economiche e tecnologiche. Utilizzare quest'approccio e valorizzare le notevoli competenze scientifiche esistenti in Italia in questo campo per risolvere molti problemi scientifici e tecnologici è l'obiettivo dei progetti che abbiamo proposto con la creazione del nuovo Istituto dei sistemi Complessi del CNR.

L'auto-organizzazione al lavoro
Un importante esempio dello scenario che abbiamo descritto è lo sviluppo di reti complesse quali Internet o il World-wide-web, che rappresentano oramai la base delle comunicazioni personali, commerciali e militari a livello planetario. Esse hanno però l'incredibile caratteristica di non essere state progettate da nessuno! L'usuale approccio "top down" della progettazione di una rete telefonica o satellitare è sostituito da una dinamica "bottom up" in cui nuovi server si aggiungono alla rete o ne vengono eliminati. Questo tipo di dinamica presenta aspetti di auto-organizzazione ed evoluzione biologica che richiedono una visione completamente nuova e interdisciplinare.
Dai virus informatici all'epidemiologia
Lo studio dello sviluppo e del controllo dei virus informatici presuppone un cambiamento radicale della modellistica con cui viene descritto lo sviluppo di una "epidemia" per applicarla alla topologia complessa e auto-simile della rete Internet. Il risultato di questo studio è che la strategia ottimale per frenare l'epidemia è molto diversa da quella che si avrebbe su una rete regolare. Circa nello stesso periodo si è trovato che il network delle relazioni sociali per lo sviluppo delle vere epidemie è anche di tipo complesso e auto-simile e così i risultati matematici per il controllo dei virus informatici si sono dimostrati direttamente applicabili alle strategie di controllo dell'HIV in vari paesi e al momento rappresentano un importante progresso nel campo della vera epidemiologia.
Alla ricerca di informazioni rilevanti
Un aspetto caratteristico della nostra società, sia per le attività scientifiche che per quelle economiche e sociali, è la necessità di orientarsi nella enorme quantità di dati accessibili per estrarne Informazioni Rilevanti. 
Questo problema epocale richiede lo sviluppo di una Teoria dell'Informazione con caratteristiche innovative in cui la teoria della Complessità e dei Fenomeni Critici possono giocare un ruolo cruciale. 
Un esempio di questo tipo di processo è rappresentato dal motore di ricerca "Google", il cui funzionamento è ispirato dalla fisica statistica e che è il più efficace per definire una gerarchia particolarmente utile della lista dei siti identificati.

L. Pietronero

Tratto dal sito http://www.isc.cnr.it

La fabbrica dei pensieri

Minsky, 1989

Non ha senso parlare del cervello come se fabbricasse pensieri come le fabbriche fanno automobili. La differenza è che il cervello usa processi che modificano se stessi, e che quindi non possono venire separati dai prodotti che essi producono. In particolare il cervello fabbrica ricordi, che modificano il modo con cui penseremo in seguito. L'attività principale del cervello consiste nell'apportare modifiche a se stesso. È noto che gli esseri umani non sono molto bravi nell'eseguire una moltiplicazione tra due numeri di dieci cifre e che l'hardware neurale biologico è circa un milione di volte più lento, a livello di componenti elementari, dell'hardware di un qualunque computer; tali compiti rientrano infatti tra quelli in cui la componente squisitamente logico-matematica è predominante; tuttavia la mente umana si dimostra molto efficiente nello svolgimento di compiti, apparentemente più semplici, ma del tutto abituali e pratici, per i quali programmi raffinati eseguiti da macchine potentissime danno risultati mediocri: un calcolatore tradizionale che esegue, secondi i protocolli dell'Intelligenza Artificiale classica, algoritmi sequenziali in tempi brevissimi non può, ad esempio, immagazzinare e richiamare i ricordi con le stesse prestazioni della mente umana. Inoltre, mentre per gli esseri viventi il ragionamento migliora con la conoscenza e l'approfondimento, per i calcolatori programmati in tal modo accade il contrario: più informazioni hanno a disposizione, maggiore è il numero di confronti necessario ad una decisione e quindi il tempo necessario a trovare la soluzione.
Sembra paradossale che l'uomo sia più veloce di una macchina nel riconoscere un'immagine! Cosa rende il nostro cervello, tanto potente? É evidente che un bambino di due anni non può sapere cos'è un algoritmo, non ha nessuna nozione di meccanica razionale, ne sa cos'è la gravità o come va elaborata un'immagine, eppure sta in piedi, cammina dignitosamente e sa distinguere a prima vista il viso della propria madre. Come fa? Impara! Soprattutto non impara ad applicare una regola preconfezionata e complicata che copra tutti i casi possibili di perdita di equilibrio o di combinazioni di lineamenti del viso ma impara piuttosto a costruirsi una rappresentazione "sua" della realtà che lo circonda, basandosi sull'esperienza, sugli esempi che man mano gli si presentano, sulla correzione graduale dei propri errori.

Una delle acquisizioni più rilevanti del pensiero scientifico contemporaneo è che le facoltà superiori dell’uomo si sono evolute attraverso una lunghissima sequenza di piccoli passi.

In due milioni di anni il cervello umano si è sviluppato sino a raggiungere un volume, relativamente alla massa corporea, tre volte maggiore di quello degli altri primati. Non si è trattato solo di un’evoluzione quantitativa, ma anche di un’evoluzione culturale realizzata in un lungo e formidabile scambio tra natura e storia.

Il cervello è il fondamento su cui poggia la mente, tuttavia molte delle nostre facoltà mentali più importanti dipendono da idee e modi di pensare che deriviamo dalla cultura e dal linguaggio. Del resto, senza la cultura gli esseri umani non potrebbero essere gli agenti morali che sono.

Come il libero arbitrio di un uomo dipende dalla cultura e dal sistema sociale in cui dimora, così l’evoluzione della libertà non è una necessità naturale: può anche estinguersi o modificarsi in qualcosa di completamente diverso. L'ulteriore conoscenza del nostro cervello ci farà rivedere le nostre responsabilità individuali, rielaborare le gerarchie dei valori sociali e le decisioni politiche fondamentali. Emergenze e funzioni del cervello umano derivano da una serie di acquisizioni casuali. In tal senso esso non si è evoluto a causa di funzioni biologiche correnti, ma per riorganizzazioni contingenti. Questa continua riorganizzazione ha generato un modello di ominide che non è solo un'altra tappa evolutiva, ma un essere umano che ha dato luogo ad una concezione qualitativamente distinta di umanità e di universo

La qualità dell’apprendimento è indicata da quanto l’allievo, "colpevole" dell’errore, riesce a capire perché lo ha commesso e come potrà evitarlo in futuro. Affinché l'errore sia una risorsa, divenga un'ipotesi che consenta di esplorare nuove opportunità, che permetta il cambiamento, il movimento e la curiosità, c’è però il dovere per l’insegnante e per gli altri partecipanti alla comunità di apprendimento di dire che cosa ritengono giusto o no è per dare agli altri una posizione a cui rivolgersi[1][8]. Gli stimoli cognitivi forniti dagli errori e dalla loro analisi impongono un loro riconoscimento. Altrimenti si corre il pericolo di cadere in un relativismo privo di  criteri, che impedirebbe l’acquisizione di strumenti di revisione e di cambiamento verso forme di conoscenze consolidate. L’apprendimento è un processo che si articola attraverso due piani distinti ma connessi: una componente conservativa e tautologica ed un’altra casuale, imprevedibile, creativa, che prepara al cambiamento.


TITOLO  AUTORE  LINK
     
LA SCIENZA DELLA VITA di Elsa Nityama Masetti e Vincent Gambino continua
DISUGUAGLIANZE: ALCUNE QUESTIONI APERTE   continua
TRE RISPOSTE DEL PROF. HANS PETER DUERR
a cura di Ciriaco Consolante continua
IL BLOCCO OPERATORIO di P. Pelusi
continua
IMPROVING SAFETY ON THER FRONT LINES: THE ROLE OF CLINICAL MICROSYSTEMS di J J Mohr, P B Batalden continua
JASON POLLOCK
  continua
LA TEORIA DEL CAOS PER JASON POLLOCK
  continua
LE DIMENSIONI DEL CERVELLO
di Domenico Parisi continua
IL SISTEMA PIU' COMPLESSO CHE CONOSCIAMO da J.O’connor, I. McDermott, il pensiero sistemico continua
CHE COSA CI IMPEDISCE DI IMPARARE?
da J.O’connor, I. McDermott, il pensiero sistemico continua
I DUE RE E I DUE LABIRINTI
da L'Aleph di Jorge Luis Borges continua
LA FORMA DEL LABIRINTO
da: "Mente e natura" e “Verso un'ecologia della mente” di G. Bateson continua
CLASSIFICAZIONE DI BOULDING   continua
MEMBRANA CELLULARE, RETI METABOLICHE, AUTOIPOTESI E ORGANIZZAZIONI SOCIALI: DUE PUNTI DI DOMANDA   continua
V SEMINARIO INTERNAZIONALE COMPLESSITÀ E GESTIONE SANITARIA On. Gabriel Mª Inclán Iribar continua
MODELLI DELL'UOMO NELLA MEDICINA R. Tarantelli, E. De Pisa, P. Girardi continua

Siamo abituati a capire ed apprendere i sistemi come le teorie disorganizzandoli; facciamo discendere il ragionare sulle cose dall'insieme, isolando via via le parti per poi ricomporre il tutto. leggiamo un testo articolato e compiuto e ne traimo conclusioni: rinunciamo a priori ad una parte della realtà, ad altri punti di vista.
Qui vogliamo provare il percorso opposto: depositare e lasciar decantare, frammenti, testi incompiuti, pezzetti di isole incontrate navigando nella rete, brevi riflessioni o le impressioni provocate da episodi accaduti, anche solo una foto, un link o un immagine...come le tessere di un puzzle che pian piano si vanno ad incastrare in un immagine nota, queste riflessioni in varia forma appuntati su un tazebao virtuale, formeranno un discorso, la cui evoluzione non sarà prevedibile ma che sarà certamente riconoscibile ed 'organizzato', sebbene in continua mutazione e mai finito o de-finto.
Sicuramente questa pagina non procederà in maniera lineare ma disseminerà i nodi di una rete affidando ai più ed ai meno assidui frequentatori della rete di mettere in relazione concetti ed esperienze, coerentemente alla metafora della conoscenza come rete di relazioni tra parti che interagendo si riconoscono, completano ed evolvono.
Sarà cura della redazione assemblare le tessere del puzzle per permettere di aprire scenari e immagini inaspettati...


Ogni cosa contiene il suo il suo contrario
Ogni cosa contiene il suo il suo contrario

la mappa non è mai il territorio
ma talvolta è utile discutere in che modo
essa differisca dall'ipotetico territorio

Frammenti Da: "Mente e natura" e “Verso un'ecologia della mente” (Adelphi) di G. Bateson

La mappa non è il territorio e il nome non è la cosa designata

Questo principio, reso famoso da Alfred Korzybski, opera a molti livelli. Esso ci ricorda in termini generici che quando pensiamo alle noci di cocco o ai porci, nel cervello non vi sono né noci di cocco né porci. Ma in termini più astratti la proposizione di Korzybski asserisce che sempre quando c'è pensiero o percezione oppure comunicazione sulla percezione vi è una trasformazione, una codificazione, tra la cosa comunicata, la Ding an sich, e la sua comunicazione. Soprattutto, la relazione tra la comunicazione e la misteriosa cosa comunicata tende ad avere la natura di una classificazione, di un'assegnazione della cosa a una classe. Dare un nome è sempre un classificare e tracciare una mappa è essenzialmente lo stesso che dare un nome.
(…)

Il ”contesto” è legato ad un’altra nozione non definita che si chiama «significato ». Prive di contesto, le parole e le azioni non hanno alcun significato.

Che cos’è la proboscide di un elefante? Che cos’è filogeneticamente? Che cosa le ha ordinato di essere la genetica?

Come sapete, la risposta è che la proboscide di un elefante è il suo “naso” (lo sapeva perfino Kipling!). E ho messo “naso” tra virgolette perché la proboscide viene definita da un processo interno di comunicazione nella crescita. La proboscide è un “naso” in virtù di un processo di comunicazione: è il contesto della proboscide che la identifica come naso. Ciò che sta tra due occhi e sopra una bocca è un «naso”, punto e basta. È il contesto che fissa il significato, e dev’essere sicuramente il contesto ricevente a dar significato alle istruzioni genetiche. Quando chiamo questa cosa «naso” e quella “mano”, io cito — magari a sproposito — le istruzioni di sviluppo nell’organismo in crescita, e cito l’interpretazione data a questo messaggio dai tessuti che l’hanno ricevuto.
(…)

A scuola si continuano a insegnare sciocchezze: i bambini si sentono dire che il “sostantivo” è un “nome di persona, di luogo o di cosa”, che il “verbo” è ”una parola che indica un’azione” e così via. Imparano, cioè, in tenera età che una cosa la si definisce mediante ciò che, si suppone, essa è in sé, e non mediante le sue relazioni con le altre cose.

Quasi tutti noi ricordiamo di aver sentito dire che un sostantivo è «un nome di persona, di luogo o di cosa ». E ricordiamo la noia mortale che ci procurava l’analisi grammaticale e logica delle frasi. Oggi tutto ciò andrebbe cambiato: ai bambini si potrebbe dire che un sostantivo è una parola che sta in una certa relazione con un predicato, che un verbo sta in una certa relazione con un sostantivo, il suo soggetto e così via. Alla base della definizione potrebbe stare la relazione, e allora qualunque bambino sarebbe in grado di capire che nella frase «“Andare” e un verbo» c’è qualcosa che non va.

Ricordo la mia noia quando dovevo analizzare le frasi e la noia, più tardi a Cambridge, di dover studiare l’anatomia comparata. Così come venivano insegnate, erano tutt’e due materie di un’irrealtà straziante. Avrebbero potuto dirci qualcosa sulla struttura che connette: che ogni comunicazione ha bisogno di un contesto, che senza contesto non c’è significato, che i contesti conferiscono significato perché c’è una classificazione dei contesti. L’insegnante avrebbe potuto dimostrare che la crescita e la differenziazione devono essere controllate dalla comunicazione. Le forme degli animali e delle piante sono trasformazioni di messaggi. Il linguaggio è di per sé una forma di comunicazione. La struttura immessa a un’estremità dev’essere in qualche modo rispecchiata come struttura all’uscita. L’anatomia deve contenere qualcosa di analogo alla grammatica, poiché tutta l’anatomia è una trasformazione di materiale di messaggio, che deve essere conformato in modo contestuale. E infine, conformazione contestuale non è che un sinonimo di grammatica.

Torniamo così alle strutture di connessione e alla proposizione più astratta, più generale (e vuotissima) che, in effetti, esiste una struttura delle strutture di connessione


I modelli mentali sono ipotesi profondamente radicate, generalizzazioni o anche figure o immagini che influenzano il modo in cui comprendiamo il mondo e il modo in cui agiamo.

Una disciplina è un corpo di teorie e di tecniche che per essere messo insieme deve essere studiato e padroneggiato. Praticare una disciplina equivale a un percorso di apprendimento senza fine che comporta una sempre maggiore capacità di padronanza della disciplina stessa Se dovessi pensare al pensiero sistemico come disciplina lo penserei come la disciplina che integra tra loro più discipline, permettendo loro di entrare in relazione, di scambiare, di intrecciarsi e tessersi in un tutto unico che diventa sistema di sapere con sue coerenze di teoria e di pratica.

Afferma Bertanlanffy che "la teoria dei sistemi potrebbe costituire un importante strumento per controllare, sollecitare il trasferimento dei principi da un settore ad un altro: non sarà più necessario duplicare o triplicare la scoperta dei medesimi principi” F. Capra., La Rete della vita

Ogni cosa vien da ogni cosa, e d'ogni cosa si fa ogni cosa e ogni cosa torna in ogni cosa.. Leonardo da Vinci

Non possiamo parlare di domanda sanitaria senza prima inquadrare le organizzazioni sanitarie nella loro fitta rete di relazioni e di scambi. Sulla domanda sanitaria, infatti, agiscono numerosi fattori propulsivi: l’evoluzione nosologica e quella demografica, lo sviluppo tecnologico, il cambiamento delle aspettative e della cultura dell’utenza, i mezzi di comunicazione, il continuo adeguamento del quadro economico e legislativo. Le organizzazioni sanitarie ricevono dal contesto sociale continuamente input dall’ambiente esterno, li elaborano (input) e producono delle risposte (output) e dei risultati (outcome) che a loro volta trasformano il contesto che a sua volta muterà gli input che invia al sistema sanità. Diventa difficile, quindi, parlare di domanda sanitaria senza collocarla nel suo contesto sociale, culturale, demografico, economico, e tale legame è fondamentale per capire a pieno la sua evoluzione nel tempo. Infatti, una modifica anche minima in un elemento influenza tutto il sistema e quelli ad esso collegato, mettendo in gioco variabili non totalmente prevedibili. In questo lavoro non possiamo analizzare tutti i fattori che agiscono sulla domanda sanitaria, pertanto analizzeremo soltanto alcuni di questi.

L’approccio sistemico invita a considerare non gli elementi singoli ma l’insieme delle parti, intese come un tutto unico, concentrandosi sulle relazioni tra gli elementi piuttosto che sui singoli elementi presi separatamente.

La parola "sistema" secondo il senso comune ha il significato di:
1. Connessione di elementi in un tutto organico
2. Insieme di elementi, anche astratti, coordinati e non necessariamente interdipendenti
3. Insieme di elementi in stretto rapporto tra di loro, destinati a determinati scopi e finalità
4. Insieme di elementi che costituiscono un'organizzazione tipica
5. Complesso di mezzi, modi, di procedure impiegati per un determinato scopo
6. La concretezza del coordinarsi unitario e funzionale di più elementi in un tutto
7. Insieme di elementi strettamente interdipendenti o comunque coordinati tra di loro così da formare un tutto organico
8. Insieme di più elementi le cui singole funzioni si sommano con azioni ed effetti coordinati dando luogo ad una funzione più generale e complessa
9. In anatomia è l'insieme di organi le cui funzioni si sommano dando luogo ad una funzione più generale
10. Insieme di elementi in interazione dinamica organizzati in vista di uno scopo

Un sistema qualsiasi non è più concepibile come composto da elementi e relazioni tra elementi che non cambiano, ma come qualcosa che si evolve poiché, al suo interno, mutano le relazioni tra gli elementi in rapporto all'energia disponibile.

L'evoluzione non nega la conservazione: ogni fenomeno naturale trova la sua ragione d'essere in qualcosa di preesistente: non possono esserci episodi creativi.

 
 
 
 

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frecce Convegno Dedalo
Fare sistema: lavorare accanto, lavorare insieme

Le “Conversazioni di Dedalo” si svolgeranno nella cornice del primo Festival della Complessità, di cui Dedalo 97 è promotore, che si terrà a Tarquinia nelle sere del 16, 17, 18 luglio 2010... (continua)

 
Nuovo Statuto Dedalo '97
L’associazione Dedalo '97 nasce nel 1997 con l’intento di permettere uno scambio di esperienze e di idee tra pochi soci, per statuto massimo 15, in un clima di stima e fiducia reciproci. La formula si è rivelata vincente. E’ stata una formula vincente.
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Taquinia 16-17-18 Luglio 2010
Il festival, ideato e promosso dall’associazione Dedalo 97, viene realizzato:
  • con il patrocinio, il contributo e l’apporto organizzativo del Comune di Tarquinia
  • con la collaborazione e l’ apporto organizzativo di Iniziative Sanitarie srl.
  • con la collaborazione scientifica dell’ AIEMS e della rivista Dedalo: gestire i sistemi complessi in sanità.
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